Forse perchè io penso troppo o sogno troppo intercalo nelle mie riflessioni sul cielo e sulla terra cose che non brillano di luce solare e che non si calpestano con i piedi: le meraviglie fluide dell'immaginazione.
M'indoro di tramonti ipotetici, ma l'ipotetico è vivo nella supposizione.
Mi rallegro di brezze immaginarie, ma l'immaginario vive quando lo si immagina.
Ho un'anima per varie ipotesi, ma quelle ipotesi hanno un'anima loro e perciò mi offrono l'anima che hanno.
Non c'è altro problema se non quello della realtà!
(F.Pessoa)
C’è un filosofo di quartiere, nel mio quartiere. Non ha la barba, non ha un aspetto ascetico e parla poco. Tre caratteristiche rare nei filosofi. Lo si vede spesso dialogare con chiunque. Oppure passeggia, osservando con grande interesse i suoi simili, che sfrecciano davanti a lui indaffarati e a capo chino, spinti da chissà quali urgenze, abbandonati alla fretta come alla corrente di un fiume. Infatti il flusso dei pedoni, proprio come l’acqua in piena di un fiume, si schiude, lasciando spazio, ogni volta che il filosofo sosta immobile a osservare. Da anni, il filosofo, sostiene che gli esseri umani tutti, ma proprio "tutti”, sono "capolavori" e che gli apparati di potere, nella loro rozzezza, non ne conoscono né riconoscono il valore inestimabile.
Allora li trasforma, fino a soggiogarli al peso del lavoro, degli affetti imposti, dell’incertezza. Li devasta, trasformandoli in ragionieri, operai, cassiere, mariti, militari, Papi, artisti, insomma in qualsiasi cosa, tranne che in loro stessi, nella "Maestosità unica e irrepetibile di esseri umani." "Proprio come se qualcuno, ignorando la grandezza di un quadro di Caravaggio o di Leonardo Da Vinci, lo usasse come vassoio per servire i cappuccini." Esprime il suo stupore, il filosofo, per il fatto che gli esseri umani stessi fanno fatica a divenire esperti di sé e dei propri simili, fino a convincersi di aver a che fare con dei capolavori inestimabili. Anzi, si direbbe che, per misteriose ragioni, loro stessi raggiungano un’inspiegabile disistima verso il proprio essere, portando avanti a fatica un rapporto non privo di delusioni e di angosce, frustrazioni e depressioni.
Lui, instancabilmente, lo va ripetendo a tutti. Passandogli accanto mentre conversa, capita di udirlo dire frasi come: "Cara signora, non dimentichi che lei, come essere umano, anche solo come macchina biologica, è un assoluto capolavoro…" Oppure: "Mio caro ragazzo, se tu fossi cosciente di essere quello che sei e cioè un inestimabile capolavoro della natura, mai esistito prima e che mai esisterà come te nei secoli, non solo ti tratteresti con infinito affetto, ma non ti sogneresti mai, per esempio, di fumare…" Ieri mi sono trovato faccia a faccia con lui. "Scusi, posso farle una domanda che ha impegnato i filosofi di ogni tempo?" "Ma certo. Sentiamo la domanda." "Esiste Dio?" L’uomo mi ha fissato per qualche istante in silenzio, poi ha sussurrato con voce chiara e consapevole: "Non ancora."