giovedì, 17 maggio 2007, ore maggio 17, 2007 12:42






Alle ultime elezioni noi cittadini siamo stati costretti a votare per liste bloccate. Lo imponeva la «porcata» della legge Calderoli. Non abbiamo potuto scegliere i nostri candidati, che sono invece stati scelti solo dalle dirigenze di partito. Già prima del voto si sapeva chi avrebbe fatto parte del Parlamento e solo su un´esigua minoranza rimaneva l´incertezza. Ora i partiti che si erano adattati di buon grado a quella pessima legge dicono di volerla cambiare.

Ma non una sola tra le proposte che circolano permette l´esercizio della volontà popolare. Un comitato composto da esponenti dei due schieramenti raccoglie le firme per un referendum abrogativo che peggiora la legge. In nome del bipolarismo trasferisce il premio di maggioranza dalla coalizione alla lista che prenderà più voti. Così noi cittadini per impedire la sconfitta della nostra coalizione saremo costretti a votare la lista, bloccata, che ha maggiore possibilità di successo e dovremo così rinunciare all´espressione di un voto critico e indipendente.

I referendari sostengono che questa forzatura serve a costringere il Parlamento a scrivere una buona legge. Ma le proposte che in aula raccolgono i maggiori consensi sono peggiori della legge vigente. Ingannano il popolo promettendo la riduzione del numero dei parlamentari (cosa che i parlamentari stessi non voteranno mai), rendono necessarie modifiche costituzionali, come il premierato, che abbiamo appena bocciato con il referendum costituzionale e ci costringono di nuovo a votare per liste bloccate. I partiti vogliono imporre il loro monopolio della rappresentanza politica.

Noi cittadini che abbiamo salvato la Costituzione nel referendum dell´anno passato vogliamo scegliere in libertà e autonomia chi ci deve rappresentare in Parlamento. Vogliamo poter dire SI a qualcuno che ci convince e NO a qualcuno che non stimiamo. I partiti svolgono un ruolo decisivo nella democrazia ma ciò non dà loro il diritto di sequestrare l´esercizio della volontà popolare.

La formazione delle liste elettorali deve essere fatta con il concorso dei cittadini interessati: le primarie non possono riguardare solo l´indicazione del premier ma devono anche e soprattutto selezionare le candidature nei collegi. Le liste devono essere aperte.

Se queste elementari libertà saranno negate, i partiti sappiano che le loro possibilità di successo sono appese a un filo. I cittadini che, più o meno convinti, li hanno sempre votati la prossima volta potranno dire: NON VOTO SE NON SCELGO.

Firma la petizione:

http://petizioni.liberacittadinanza.it/petizione_primarie/index_html
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lunedì, 07 maggio 2007, ore maggio 07, 2007 10:06

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sabato, 28 aprile 2007, ore aprile 28, 2007 10:56

 

Pistola esplosaLa logica è ferrea, automatica come un'arma. Un omicida si introduce in casa di qualcuno e comincia a sparare, uccidendo chi trova davanti a se'. Se le vittime fossero state a loro volta armate - si argomenta - la tragedia si sarebbe potuta evitare. Perciò, l'unica soluzione a un'arma nelle mani sbagliate è un'arma nelle mani giuste. O nelle mani di tutti. Il sillogismo, che anima il dibattito della lobby delle armi statunitense, la National Rifle Association (Nra), non è che il risultato di un'interpetazione del tutto personale del Secondo emendamento della Costituzione Usa, secondo la quale una vera politica di sicurezza consiste nel proteggere ciascuna onesta famiglia americana dai pericoli di questo mondo impazzito dotandola di un'arma.

Violenza nel mirinoMatti da legare. Armare un'intera nazione è "una proposta da manicomio", commentava ieri l'editorialista del 'New York Times' Bob Herbert. "Il primo passo per superare una dipendenza - scrive Herbert - è riconoscerla. Gli americani dipendono dalla violenza delle armi. Facciamo pubbliche dichiarazioni di rammarico ad ogni massacro di massa, ma non esprimiamo mai una reale volontà di togliere le armi dalla circolazione, o di registrarle, o di addestrare e registrare a loro volta chi le compra". Dagli omicidi di Martin Luther King e di Kennedy, nel 1968, oltre un milione di americani sono morti a causa delle armi. Più di quanti americani sono morti in tutte le guerre combattute dagli Stati Uniti. Un recente rapporto pubblicato dal Children Defense Fund rivela che, dal 1979, sono morti 100 mila bambini a causa delle armi. Otto minori muoiono ogni giorno. Per ogni bambino morto a causa di armi da fuoco, ce ne sono cinque che rimangono feriti. Secondo la rivista della American Medical Association, i costi per ognuno di loro sono di 45 mila dollari, escluse le cure riabilitative. In un anno, i costi a carico della sanità arrivano fino a 2,3 miliardi di dollari. Solo gli incidenti stradali e il cancro uccidono di più. Uno studio pubblicato alcuni anni fa dalla Harvard School of Public Health ha posto a paragone i tassi di mortalità per arma da fuoco, nei bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni, nei cinque Stati con il più alto tasso di possesso di armi rispetto ai cinque Stati con il tasso minore. I bambini degli Stati dove si comprano più armi hanno una probabilità di rimanere feriti 16 volte maggiore rispetto agli altri. La probabilità di rimanere uccisi è sette volte maggiore. Quella di suicidarsi tre volte maggiore.

Familiarità con le armiQuali le soluzioni? Secondo il Children Defense Fund, il Congresso Usa dovrebbe adottare misure di sicurezza che comprendono una legge tesa a colmare le lacune legislative tra gli Stati e il governo federale. Prima fra tutte, la possibilità di controllare se coloro che comprano armi da venditori non autorizzati hanno un passato criminale o una storia di malattie psichiatriche. Poi, andrebbe ripristinata la legislazione del '94, che impone il bando alle armi automatiche. I genitori dovrebbero rimuovere le armi da casa, organizzare gruppi di 'risoluzione non-violenta dei conflitti' nelle comunità, rifiutarsi di acquistare videogames e altri prodotti che esaltano la violenza o la rendono socialmente accettabile. Una nota positiva proviene dai sindaci di alcune città statunitensi. Dall'inizio dell'anno, 100 persone sono morte a Philadelphia, 80 a Baltimora. I primi cittadini di queste ed altre metropoli, tra cui Washington e New York, si stanno mobilitando per combattere la vendita illegale di armi. La campagna dei 'sindaci disarmati' ha visto, lo scorso anno, 15 città aderire all'appello. Oggi sono più di 200, provenienti da 46 Stati diversi. E' un primo, timido passo per contrapporre azioni concrete alla potente lobby armiera degli Stati Uniti.


 

-PeaceReporter-
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venerdì, 27 aprile 2007, ore aprile 27, 2007 15:43

Roma, Italia — Trenta attivisti di Greenpeace provenienti da sei diverse nazioni europee sono entrati questa mattina in azione a Flamanville, in Francia, per bloccare la costruzione di tre reattori EPR di nuova generazione e denunciare - nel giorno del ventunesimo anniversario del disastro di Cernobyl - gli enormi rischi ambientali e i problemi di sicurezza legati a questo nuovo tipo di impianti.
Greenpeace chiede al governo francese di bloccare la realizzazione di questo progetto. Si tratta di reattori antieconomici e pericolosi, che utilizzano come combustibile il MOX - ossidi misti di uranio e plutonio - invece dell'uranio a basso arricchimento. Un rapporto stilato da John Large per conto di Greenpeace dimostra come il MOX sia molto più pericoloso del combustibile tradizionale: in caso di incidente la portata della contaminazione sarebbe decisamente superiore e molto più elevato sarebbe il numero di persone da evacuare.

I francesi non vogliono il nucleare: secondo un recente sondaggio, solo il 19 per cento degli intervistati crede che il nucleare possa essere una risposta al problema dell'energia; il 78 per cento del campione ritiene invece che sia necessario investire sulle fonti rinnovabili.

Anche in Italia si riaccende il fronte anti-nucleare: in appena dieci giorni Greenpeace ha raccolto, attraverso una petizione online, quasi 22.000 firme  per chiedere a Prodi di bloccare gli investimenti dell'Enel nel nucleare sovietico a Mochovce, in Slovacchia.

"L'Enel deciderà a breve se finanziare o meno il completamento di due reattori sovietici di seconda generazione, una tecnologia obsoleta e pericolosa, che non rispetta gli standard di sicurezza occidentale. Centrali sovietiche anche più recenti di quelle slovacche furono bloccate in Germania dopo la riunificazione del 1990. Chiediamo al governo, che controlla oltre il 30 per cento di Enel, di bloccare questi investimenti e impedire all'Enel di esportare il rischio nucleare", dichiara Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace. 
 
In questo link c'è il video della azione di protesta:
 
 
 
Non stupitevi se queste notizie non passano nei nostri TG, è normale, il processo Franzoni è indubbiamente molto più importante di tutto il resto, e come si sà per il resto non c'è MAI spazio (guarda caso); ormai è solo il "gossip" che fà notizia !
spero che i giornalisti ritornino a scioperare e a protestare, l'informazione scadente che ci vogliono rifilare non è degna del popolo italiano !
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lunedì, 23 aprile 2007, ore aprile 23, 2007 08:45

«Torno in tv dopo un intervallo durato cinque anni: insormontabili ragioni che chiamerò tecniche mi hanno impedito di continuare il mio programma. Sono contento, perché alla mia rispettabile età c'è ancora chi mi dà una testimonianza di fiducia e mi offre lavoro. Ma non voglio portar via il posto a nessuno: non debbo far carriera, e non ho lezioni da dare. Voglio solo concludere un discorso interrotto con i telespettatori, ripartire da dove c'eravamo lasciati e guardare avanti». Lo scrive in un intervento sul «Corriere della Sera» Enzo Biagi, è tornato in tv su Raitre con Rt Rotocalco televisivo, un programma che ha lo stesso titolo della sua prima trasmissione del 1962.

«Cercheremo di raccontare che cosa manca agli italiani - scrive Biagi - e di che cosa ha bisogno la gente. Fra poco sarà il 25 aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita. C'è sempre da resistere a qualcosa, a certi poteri, a certe promesse, a certi servilismi. Il revisionismo a volte mi offende: in quei giorni ci sono state anche pagine poco onorevoli; e molti di noi, delle Brigate partigiane, erano raccogliticci. Ma nella Resistenza c'è il riconoscimento di una grande dignità».

«Cosa sarebbe stata l'Italia agli occhi del mondo? Sono un vecchio cronista, testimone di tanti fatti. Alcuni anche terribili -aggiunge Biagi- E il mio pensiero va ai colleghi inviati speciali che non sono ritornati dal servizio, e a quelli che speciali non erano, ma rischiavano la vita per raccontare agli altri le pagine tristi della storia. I protagonisti per me sono ancora i fatti, quelli che hanno segnato una generazione: partiremo da uno di questi, e faremo un passo indietro per farne un altro, piccolo, avanti. Senza intenzione di commemorarci».

- Tratto da l'Unità -
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martedì, 17 aprile 2007, ore aprile 17, 2007 15:16

Scrivi a Romano Prodi per dire NO
agli investimenti ENEL sul nucleare sovietico

Dopo l'acquisizione del 66 per cento dell'azienda elettrica slovacca Slovenske Elektrarne, l'ENEL sta pensando di investire sul nucleare sovietico. La società italiana ha difatti iniziato la valutazione per il completamento di due reattori nucleari a Mochovce, in Slovacchia: si tratta di due reattori sovietici di seconda generazione - una tecnologia obsoleta e rischiosa - autorizzati nel 1986 senza alcuna valutazione di impatto ambientale. La decisione finale è prevista per i primi di maggio.

Greenpeace si oppone con forza a questo investimento scelerato, che non ha senso neanche dal punto di vista economico.

Tu puoi aiutarci a fermare l'ENEL. con un clic!

Il governo italiano è ancora il principale azionista di ENEL: il Ministero dell'Economia controlla il 21,84 per cento delle azioni e la Cassa Depositi e Prestiti il 10,15 per cento.

Scrivi adesso al Presidente del Consiglio Romano Prodi e chiedigli di fermare l'ENEL. Per scrivere a Prodi e dire NO agli investimenti dell'ENEL sul nucleare sovietico clicca qui:

http://www.greenpeace.it/community/enel

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venerdì, 06 aprile 2007, ore aprile 06, 2007 00:50

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giovedì, 05 aprile 2007, ore aprile 05, 2007 08:50

In alcuni paese del mondo, il Giappone in questo caso, la pesca spesso diventa una vera e propria mattanza, spesso contro specie in via di estinzione, il video qui sotto è molto crudo, e si riferisce ad una pesca di delfini, assurdo pensare come qualcuno possa pescare in questo modo, e nessuno si opponga a questo sterminio.
Vi ripeto che il video è piuttosto crudo, sotto c'è anche il link per aderire alla petizione contro questi orrori.

www.glumbert.com/media/dolphin

www.petitiononline.com/golfinho/
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martedì, 27 marzo 2007, ore marzo 27, 2007 16:01

Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato all'alba di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani. Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano nel posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo stanno interrogando e torturando “con i cavi elettrici”.

Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua famiglia.

Domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che in un “alto meeting sulla sicurezza nazionale” presieduto da Hamid Karzai, è stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto capire che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare false prove.

Non è accettabile che il prezzo della liberazione del cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al Governo italiano, negli ultimi giorni, di impegnarsi per l’immediato rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che l’avrebbe fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola data.

Emergency

 

Hanno già aderito 43268 persone

 
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